Ogni sera milioni di persone accendono un telegiornale qualsiasi e ascoltano Silvio Berlusconi, o uno dei suoi servi, lamentarsi delle persecuzioni che subisce da parte dei magistrati cattivi che ce l’hanno con lui. Peccato che invece a essere perseguitate siano proprio le toghe che fanno il loro lavoro, pur tra mille difficoltà e mettendo a repentaglio quotidianamente la propria incolumità, sempre esposte alla instancabile macchina del fango del nanetto malefico. Come Ilda Bocassini. Stiamo parlando di una persona che ha stanato e fatto arrestare i killer di Giovanni Falcone, sommergendoli di prove e di riscontri, grazie a un’intelligente strategia investigativa che utilizzava quelle tecniche di indagine “tradizionali” - indispensabili per penetrare nel cuore di Cosa Nostra - messe a punto dallo stesso magistrato palermitano. Perizie balistiche comparate, intercettazioni, ricostruzioni del traffico telefonico su cellulare, delle presenze alberghiere e delle liste passeggeri sui voli, pedinamenti, individuazione e controllo dei possibili luoghi di incontro dei mafiosi, tecniche di interrogatorio che facevano tesoro dei consigli di Falcone (cioè interrogare solo quando si è in grado di contestare elementi precisi). Questo il meticoloso e monumentale lavoro allestito dalla Bocassini per servire lo Stato. In qualsiasi Paese, un personaggio così sarebbe un eroe civile. In Italia le negano la perfino la scorta (assegnata invece a gente che si inventa attentati immaginari). Chiunque potrebbe ucciderla o aggredirla per strada, come si fa notare nel filmato, ma lei non ha paura. L’autore del servizio del programma Le Iene che denunciava l’assenza della scorta per la Bocassini ora, “casualmente”, non lavora più a Mediaset. Questa la storia di Alessandro Sortino, vincitore del Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi nella sezione dedicata ai temi del lavoro, storico inviato della trasmissione di Italia 1 costretto a lasciare Mediaset. L’emittente del biscione gli censurò infatti un servizio sulla famiglia Mastella (ricordiamo che all’epoca il “buon” Clemente era da tutelare in quanto serviva a far cadere il già traballante di suo governo Prodi… una sorta di Scilipoti e Saverio Romano ante-litteram, insomma).
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